03.12.2

Presunzione di distribuzione di utili anche con costi indeducibili: attenzione ai rimborsi chilometrici degli amministratori-soci!

La Corte di Cassazione ha recentemente riaffermato il principio per cui, in caso di società di capitale a ristretta base partecipativa, si presumono distribuiti ai soci anche i maggiori redditi occulti della società derivanti dal recupero di costi ritenuti indeducibili. Viene così legittimato il sempre più frequente comportamento dell’Agenzia delle Entrate che, dopo aver già rettificato il reddito imponibile sulla società, accerta un maggior reddito in capo al socio quale utile da partecipazione.

Contro tale presunzione distributiva, l’onere della prova contraria - necessaria ad evitare la tassazione individuale - compete al contribuente.

Se tale principio è applicabile alla genericità dei costi ritenuti indeducibili, particolare attenzione viene riservata dai verificatori fiscali ai rimborsi chilometrici riconosciuti ad amministratori-soci, per l’utilizzo ai fini aziendali dei propri mezzi personali.

Oltre al rispetto dei limiti di deducibilità fiscale, basati sia sugli importi previsti dalle tabelle ACI per ciascun veicolo che sul valore massimo riconosciuto a prescindere dal veicolo utilizzato (17 cf con alimentazione a benzina e 20 cf con alimentazione a gasolio), serve riporre cura alla corretta raccolta della documentazione comprovante l’inerenza del rimborso all’attività aziendale.

La nota spese deve indicare il preciso tragitto, il motivo della trasferta ed i chilometri percorsi; è opportuno inoltre conservare con metodo ed ordine ogni documento utile a dimostrare la bontà dell’indennità rimborsata, allegando ad esempio email che preannuncino le visite a clienti/fornitori ed eventuali successivi report, documenti di spesa, anche se non rimborsati analiticamente, ricevute per pedaggi autostradali e parcheggi, biglietti di ingresso a fiere, documenti di trasporto utili a dimostrare la consegna o ritiro di merci presso clienti o fornitori nel corso della trasferta, documenti previsti da eventuali “Sistemi Qualità” adottati dall’azienda e utili allo scopo, multe per contravvenzioni stradali commesse durante la trasferta, ecc..

Inoltre, le citate tabelle ACI fanno riferimento alla percorrenza media annua degli autoveicoli soggetti a rimborso chilometrico;l’Amministrazione Finanziaria ha riscontro dei chilometri percorsi alla data della revisione periodica ed è quindi in grado di contestare facilmente rimborsi chilometrici “infedeli” (sia per tariffa che per percorrenza) con la conseguenza che – come spiegato – questi vengano disconosciuti quale costo in capo alla società e vengano inoltre tassati quale distribuzione di utili in capo agli amministratori-soci (con annesse sanzioni ed interessi). La distribuzione è comprovata dal movimento finanziario relativo al pagamento della nota spese stessa e la possibilità di prova contraria diviene così quanto meno ardua.

Non si può infine escludere conseguenze di natura penale, correlate all’impiego di documenti fittizi.