21.05.21

Obbligo dichiarativo per chi detiene criptovalute

Negli ultimi tempi si parla molto di criptovalute, come ad esempio il Bitcoin; queste sono un tipo di moneta virtuale utilizzata per le transazioni online. In particolare, come indicato dalla normativa, la valuta virtuale è “la rappresentazione digitale di valore, non emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica, non necessariamente collegata ad una valuta avente corso legale. Utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi, è trasferita, archiviata e negoziata elettronicamente”.

Dal canto suo l’Agenzia delle Entrate ha affermato che il Bitcoin è una tipologia di valuta virtuale utilizzata come “moneta” alternativa, la cui circolazione si fonda su un principio di accettazione volontaria da parte degli operatori privati. Il possesso di Bitcoin, od altre valute virtuali, da parte di privati, può avere riflessi ai fini delle imposte sui redditi delle persone fisiche. Alle operazioni di conversione di valuta virtuale si applicano i principi generali che regolano le operazioni aventi ad oggetto valute tradizionali con la conseguenza che le valute virtuali detenute al di fuori del regime di impresa possono generare un reddito diverso.

Nello specifico, ai fini reddituali può essere rilevante ogni conversione di Bitcoin che generi plusvalenza con un’altra valuta virtuale o non virtuale realizzata per effetto di una cessione a termine od a pronti, se la giacenza media dei cosiddetti wallet, ossia i portafogli elettronici, detenuti dal contribuente, ha superato il controvalore di € 51.645,69 per almeno sette giorni lavorativi. In questo caso la plusvalenza deve essere dichiarata liquidando la relativa imposta sostitutiva del 26%. Per quanto riguarda il cambio da utilizzare per determinare il costo storico, è importante conservare e tenere traccia dei dettagli degli acquisti di criptovaluta, al fine di ricostruire il tasso di cambio all’epoca del “carico” della valuta virtuale. Le plusvalenze e le minusvalenze così determinate sono compensabili fra loro.

Infine, trattandosi di assets suscettibili di produrre redditi imponibili in Italia, le criptovalute devono essere altresì dichiarate nell’apposito quadro RW del modello Redditi Persone Fisiche, ma soltanto nei casi in cui siano detenute tramite intermediari non residenti. Quest’ultima precisazione esclude, per converso, che le valute virtuali siano rilevanti ai fini del monitoraggio fiscale in tutti i casi nei quali le chiavi crittografiche siano detenute presso custodial residenti o dispositivi gestiti privatamente dal titolare (paper wallet, cold wallet, eccetera).