16.10.2

Nota di accredito e procedure concorsuali o esecutive

Con l’art. 26, D.P.R. 633/72 il Legislatore consente al cedente del bene o prestatore di servizi di recuperare l’IVA anticipata all’Erario sulle fatture rimaste insolute a causa di procedure concorsuali o esecutive rimaste infruttuose. La norma consente nella sostanza al creditore rimasto (in tutto o in parte) insoddisfatto di registrare nel registro degli acquisti la variazione in diminuzione e di portare in detrazione così da recuperare l’IVA anticipata all’Erario e non incassata dal cessionario o committente. Condizione essenziale per le procedure concorsuali è l’insinuazione al passivo.

L’esercizio del diritto alla detrazione dell’imposta corrispondente alle variazioni in diminuzione potrà essere fatto valere solo una volta che le dette procedure si siano concluse infruttuosamente ovvero:

- per il fallimento, a partire dalla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni al piano di riparto, ovvero, in caso di chiusura del fallimento senza piano di riparto, dalla scadenza del termine entro il quale è possibile proporre reclamo avverso il decreto di chiusura della procedura;

- per il concordato fallimentare, con il passaggio in giudicato della sentenza di omologazione;

- per la liquidazione coatta amministrativa, con l’approvazione del piano di riparto;

- per il concordato preventivo, con la chiusura della procedura concorsuale;

- per l’accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis L.F. dalla data del decreto di omologazione dell’accordo;

- per i piani attestati ex art. 67, co. 3, lett. d) dalla data di pubblicazione del piano nel registro delle imprese.

Il fornitore ha diritto a detrarre l’imposta annotata sul registro IVA acquisti per il tramite della registrazione della nota di variazione al più tardi con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto.

Detta normativa interna non è in linea con la pronuncia dei giudici europei, che con la recente Sentenza dell’11.06.2020, hanno accertato che la preclusione del diritto alla rettifica dell’IVA a seguito della mancata insinuazione nel passivo della procedura, quand’anche il fornitore dimostri che, se avesse insinuato il credito, questo non sarebbe stato incassato, non rispecchia i principi di neutralità fiscale e di proporzionalità.

Sarebbe pertanto auspicabile un intervento del Legislatore (italiano) per allineare l’art. 26 del D.P.R. 633/1972 all’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia UE anche se il Giudice nazionale è tenuto a disapplicare la disposizione interna ed assicurare l’interpretazione della giurisprudenza comunitaria.