09.07.18

Realizzazione di stampi per la produzione di beni ceduti a clienti UE

Lo sviluppo degli stampi di produzione è un’attività che deve essere correttamente inquadrata quando viene svolta per conto di imprese di altri Stati membri dell’Unione Europea.

Si tratta, infatti, di stabilire se l’importo addebitato al committente comunitario a titolo di rimborso delle spese sostenute per la realizzazione dello stampo sia soggetto allo stesso regime delle cessioni dei beni prodotti con lo stampo, cioè alla non imponibilità IVA di cui all’articolo 41, comma 1, lettera a), D.L. 331/1993, applicata quando i beni sono trasportati/spediti in altro Stato membro a favore di un soggetto IVA.

Di norma, il rapporto contrattuale tra l’impresa italiana e quella comunitaria può essere ricondotto a un duplice schema operativo, a seconda che lo stampo:

1.  resti di proprietà del fornitore nazionale;

2.  sia ceduto al cliente non residente, restando in “prestito d’uso” presso l’operatore italiano.

Nel primo caso, il cliente non residente riconosce all’impresa italiana un “contributo in conto stampi”, di importo pari al costo da quest’ultima sostenuto, che si qualifica come il corrispettivo di una prestazione di servizi “generica”, non territorialmente rilevante in Italia ai sensi dell’articolo 7-ter, D.P.R. 633/1972.

Nel secondo caso, affinché allo stampo si applichi lo stesso trattamento delle cessioni intracomunitarie, è necessario che:

− tra il committente non residente e l’operatore nazionale venga stipulato un unico contratto d’appalto avente a oggetto sia la realizzazione dello stampo sia la fornitura dei beni che con esso si producono. In proposito, è dato osservare che, per la stipula dei contratti d’appalto, non è prevista alcuna forma particolare per il perfezionamento della volontà delle parti; tuttavia, la possibilità di beneficiare della non imponibilità risulta espressamente subordinata all’esistenza di un contratto d’appalto, sicché la forma scritta sembrerebbe l’unica idonea sul piano probatorio;

− lo stampo, a fine lavorazione, venga inviato nell’altro Paese comunitario, a meno che, in conseguenza dell’ordinario processo di produzione o per accordi contrattuali, sia distrutto o sia divenuto ormai inservibile.

Laddove, in particolare, si proceda alla distruzione dello stampo, previa autorizzazione del proprietario, è necessario applicare la procedura prevista dall’articolo 2, comma 4, D.P.R. 441/1997, che si articola in 3 fasi distinte:

1. invio di una comunicazione preventiva all’Amministrazione finanziaria;

2. redazione di un verbale o di una dichiarazione di distruzione, di contenuto diverso a seconda che il costo dei beni da smaltire sia superiore o meno a 10.000 euro;

3. compilazione del documento di trasporto relativo al trasporto dei beni eventualmente risultanti dalla distruzione o trasformazione; quindi, con indicazione anche del destinatario, della natura e della quantità dei beni ottenuti dalla distruzione o trasformazione e della causale del trasporto.

In alternativa a tale procedura, è possibile consegnare i beni da smaltire a soggetti autorizzati, ai sensi delle vigenti leggi sullo smaltimento dei rifiuti, nel qual caso la distruzione deve essere dimostrata mediante il formulario di identificazione che tali soggetti devono rilasciare ai sensi dell’articolo 193, D.Lgs. 152/2006 (Codice dell’ambiente).

Appare evidente la maggior complessità del secondo schema operativo, soprattutto se chiamati a provare, in sede di verifica fiscale, la corretta applicazione della non imponibilità IVA, ex art.41 D.L. 331/1993.

Si raccomanda in ogni caso di rivolgersi allo Studio per una corretta analisi della singola casistica.