15.01.19

La fatturazione elettronica: risposte alle domande più frequenti, chiarimenti ed altre novità

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato, in data 21 dicembre 2018, nuove risposte alle domande più frequenti sul tema della fatturazione elettronica ed anche la Legge di Bilancio 2019, approvata in data 30 dicembre 2018, ha riservato alcuni dei suoi 1.143 commi all’argomento.

L’applicazione pratica delle procedure di fatturazione ha già posto inoltre nuovi dubbi o questioni.

L’indicazione in fattura della natura, quantità e qualità dei beni o servizi

Ricordiamo che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29290 del 14 novembre 2018, ha ribadito ancora una volta che la mancanza in fattura delle indicazioni relative alla natura, quantità e qualità dei beni e/o dei servizi oggetto dell’operazione non consente la detrazione dell’IVA in capo all’acquirente/committente qualora lo stesso non fornisca elementi e prove, ritenuti necessari per la valutazione, da parte dell’Ufficio, del riconoscimento o meno del diritto alla detrazione.

E’ una casistica più ricorrente di quanto ci si possa immaginare e per la quale l’Agenzia delle Entrate provvede senza indugio ad emettere atti di accertamento, a fronte di fatture, ad esempio, per “servizi professionali per Vostro conto”, senza alcuna indicazione del periodo di svolgimento, della natura e qualità degli stessi.

Con l’avvento della fatturazione elettronica, tale raccomandazione acquisisce ancor più rilevanza, poiché l’Agenzia delle Entrate – o per essa il Servizio di Interscambio – dispone della fattura ancor prima del committente stesso.

Le fatture del 2018 ricevute nel 2019

Come vanno trattate le ultime fatture cartacee emesse con data 31 dicembre 2018? Laddove la ricezione non risulti da pec o altri sistemi che attestino la ricezione, l’arrivo della fattura è riconducibile alla protocollazione progressiva di cui all’articolo 25 D.P.R. 633/1972, in verità abrogata dal 24 ottobre 2018 ma ancora possibile.

Qualora, invece, la fattura datata 2018 sia stata ricevuta nel 2019, le irrazionali modifiche normative apportate dal D.L. 119/2018 escludono la possibilità della retro-imputazione della detrazione dell’imposta alla liquidazione IVA di dicembre (per i contribuenti mensili), come invece accade per le liquidazioni IVA effettuate in corso d’anno.

Riteniamo che il Legislatore dovrà valutare di ordinare per bene la norma – una volta per tutte – in modo che la detrazione funzioni in modo analogo 12 mesi su 12; diversamente la norma potrebbe essere a rischio di incompatibilità comunitaria.

Acquisto di carburante: sempre e solo fattura elettronica

Per l’acquisto di carburante, di qualsiasi tipologia, destinato a qualsiasi finalità, effettuato con qualsiasi modalità, a partire dal 1 gennaio 2019 l’unico giustificativo fiscalmente valido ai fini dell’annotazione del costo ai fini reddituali, e della detrazione IVA, chiaramente sempre nel rispetto dei limiti imposti dal TUIR e dal D.P.R. 633/1972, è la fattura elettronica.

Quanto sopra anche per i rifornimenti presso le stazioni di servizio e con riguardo a qualsiasi tipo di combustibile o carburante acquistato (ivi inclusi GPL e metano), poiché l’obbligo di fatturazione in esclusiva modalità elettronica interessa indistintamente tutti i soggetti business.

Concretamente, dovrà essere richiesta fattura elettronica per ogni rifornimento effettuato, e a tal fine potrebbe essere estremamente comodo fornire tutti i dati necessari esibendo il proprio QR-Code al fornitore di carburante, sempre che l’esercente si sia dotato degli appositi lettori.

Esistono comunque più alternative a dover richiedere e contabilizzare una fattura per ciascun rifornimento. Infatti, oltre allo strumento del netting (“carte fedeltà” rilasciate direttamente dalle compagnie petrolifere), occorre anche ricordare che l’Agenzia delle Entrate si è già espressa sulla possibilità, da parte dell’impianto stradale di distribuzione di carburante, di emissione di una unica fattura differita mensile, da emettersi entro il giorno 15 del mese successivo a quello dei rifornimenti, con riferimento al mese precedente, ai sensi dell’articolo 21 comma 4 D.P.R. 633/1972.

La cessione al distributore, a fronte della quale sia rilasciato un documento che riporti l’indicazione della data, delle generalità del cedente, del cessionario e dell’eventuale incaricato del trasporto, nonché la descrizione della natura, della qualità e della quantità dei beni ceduti» (art. 1 comma 3 D.P.R. 472/1996), potrà essere oggetto di fatturazione differita, cumulativa per tutte le operazioni effettuate nello stesso mese. Di particolare interesse, in questa sede, è ricordare che l’Agenzia considera documento valevole ed equipollente anche i buoni di consegna emessi dalle attrezzature automatiche ove contenenti le informazioni necessarie.

Dal 1° gennaio 2019, per quanto sopra indicato, viene dato l’addio definitivo alla possibilità di utilizzare la carta carburante per documentare i rifornimenti effettuati.

Tuttavia, è bene ricordare che l’avvio a regime di obbligo di e-fattura non fa venire meno l’obbligo di pagamento tracciabile. Tale obbligo, introdotto anch’esso dalla Legge di Bilancio 2018 (L. 205/2017), resterà pienamente in vigore anche nel 2019.

La fatturazione elettronica per gli esercenti di commercio al dettaglio

Per l’attività degli esercenti commercio al dettaglio di cui all'articolo 22 D.P.R. 633/1972 (ad esempio negozi e ristoranti), l’emissione della fattura non è obbligatoria se non richiesta dal cliente non oltre il momento di effettuazione dell’operazione, che verrà così certificata dall’emissione della ricevuta fiscale ovvero dello scontrino fiscale.

Poiché per i primi sei mesi del 2019 le disposizioni del D.L. 119/2018 prevedono la possibilità di emettere la fattura entro il termine per la liquidazione dell'imposta in cui l'operazione è effettuata, l'Agenzia chiarisce che la richiesta della fattura da parte del cliente richiede al commerciante al minuto alternativamente di porre in essere il seguente comportamento:

- se il commerciante intende avvalersi della fatturazione differita, deve emettere uno scontrino o una ricevuta fiscale (sostitutivi del Ddt) e scorporare l'importo dal totale dei corrispettivi giornalieri;

- se il commerciante emette fattura immediata entro il termine della liquidazione periodica, al momento di effettuazione dell'operazione emette un documento di quietanza dell'operazione, ferma restando la possibilità di rilascio dello scontrino o della ricevuta fiscale (fermo restando anche in tal caso lo scorporo dell'importo dal totale dei corrispettivi giornalieri).

Ricordiamo che dette fatture di vendita, ricomprese nell’ammontare globale giornaliero e complessivamente annotate sul registro dei corrispettivi (su un’apposita colonna, con indicazione del numero iniziale e finale delle fatture della giornata), non andranno registrate sul registro IVA vendite.

La data fattura e la data di invio al Servizio di Interscambio per il primo semestre 2019

L’Agenzia delle Entrate così risponde alla specifica domanda:

E’ possibile trasmettere al SdI la fattura emessa entro il termine della scadenza della liquidazione iva periodica? Ad esempio, incasso il corrispettivo il 20 gennaio 2019, trasmetto la fattura entro il 15 febbraio 2019, con data documento (data emissione) 20 gennaio, registro la fattura nel registro Iva vendite con competenza gennaio, verso l’Iva pagata correttamente il 16 febbraio.

Risposta: si, l’esempio riportato nel quesito è corretto, limitatamente alle operazioni effettuate nel primo semestre 2019 per le quali non si applicano le sanzioni di cui all’articolo 1, comma 6, del decreto legislativo n.127 del 2015. A regime, la fattura dovrà esser trasmessa entro il decimo giorno successivo all’emissione.

Fattura elettronica per gli operatori sanitari

I soggetti tenuti all’invio dei dati al Sistema Tessera Sanitaria (STS) ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata non possono emettere (in precedenza erano invece esonerati dall’obbligo di emettere) fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare (in precedenza inviati) al STS.

Inoltre è previsto che i dati trasmessi al STS possono essere utilizzati solo dalle Pubbliche amministrazioni per l’applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale, ovvero in forma aggregata per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata complessiva. È demandata al MEF, nel rispetto dei principi in materia di Privacy, l’emanazione delle disposizioni attuative della nuova disposizione.

Fatture non inerenti

Vi possono essere fatture d’acquisto non inerenti l’attività svolta, ad esempio fatture emesse da un magazzino per il commercio all’ingrosso presso il quale si è effettuato un acquisto “personale” (es: METRO), o fatture che riportano comunque la partita IVA del contribuente (persona fisica) anche se inerenti acquisti “personali”. Benché anche queste fatture transitino attraverso il Servizio di Interscambio, riteniamo non opportuna la loro registrazione contabile.

Fattura contratti di sponsorizzazione/pubblicità da parte dei soggetti in regime forfettario Legge 398/91

In sede di approvazione della Legge di Bilancio 2019 è stata soppressa la disposizione contenuta nel c.d. “Collegato alla Finanziaria 2019”, in vigore dal 19 dicembre 2018 (!!!), in base alla quale gli obblighi di fatturazione/registrazione relativi a contratti di sponsorizzazione/pubblicità in capo ai soggetti che applicano il regime forfetario ex Legge 398/91, nei confronti di soggetti passivi stabiliti in Italia, sono adempiuti dai cessionari. Si ritorna alle comuni regole di fatturazione – è stato solo uno scherzo!!!

L’indicazione degli estremi della dichiarazione di intento ricevuta

Nella fattura elettronica emessa nei confronti di un esportatore abituale che ha rilasciato la dichiarazione d'intento deve essere indicato il numero e la data della stessa nel campo "Causale" ovvero nel blocco "Altri dati gestionali". Nell’esempio proposto dall’Agenzia delle Entrate: “LETTERA D’INTENTO N.10 DEL 15/01/19”, senza alcun’altra indicazione aggiuntiva.

L’applicazione del reverse charge

Per quanto riguarda le operazioni in reverse charge bisogna fare una distinzione di base. Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’art. 1, comma 3-bis D.Lgs. 127/15 (“esterometro”).

Per gli acquisti interni per i quali l’operatore IVA italiano riceve una fattura elettronica riportante la natura “N6” in quanto l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile, ai sensi dell’articolo 17 D.P.R. 633/1972, l’adempimento contabile previsto dalle disposizioni normative in vigore prevede una “integrazione” della fattura ricevuta con l’aliquota e l’imposta dovuta e la conseguente sua “doppia” registrazione, ai sensi degli articoli 23 (vendite) e 25 (acquisti) del D.P.R. 633/1972. Al fine di rispettare il dettato normativo, l’Agenzia ha già chiarito con la circolare 13/E del 2 luglio 2018 che una modalità alternativa all’integrazione della fattura possa essere la predisposizione di un altro documento, da allegare al file della fattura in questione, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa. Al riguardo, si evidenzia che tale documento - che per consuetudine viene chiamato “autofattura” poiché contiene i dati tipici di una fattura e, in particolare, l’identificativo IVA dell’operatore che effettua l’integrazione sia nel campo del cedente/prestatore che in quello del cessionario/committente – può essere inviato al Sistema di Interscambio. E’ una possibilità, ma non un obbligo.

La fatturazione elettronica e l’imposta di bollo

E’ confermato che l'imposta di bollo sulle fatture elettroniche deve essere assolta esclusivamente con le modalità indicate nel D.M. 17.06.2014, con la conseguenza che i soggetti che erano autorizzati al pagamento virtuale secondo le disposizioni di cui all'articolo 15 D.P.R. 642/1972 possono (sarebbe meglio devono) rinunciare all'autorizzazione ottenuta ed assolvere l'imposta di bollo con le "nuove" regole (a mezzo F24 entro 120 giorni dalla chiusura di ciascun periodo d'imposta). Nella fattura elettronica (file .xml) deve essere indicato l'importo dell'imposta di bollo nel campo "Dati bollo".

L’imposta di bollo si pagherà con periodicità trimestrale sulla base dell’ammontare calcolato dall’Agenzia delle Entrate. Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, firmato lo scorso 28 dicembre, modifica l’art. 6 del D.M. 17 giugno 2014 e introduce le nuove modalità di assolvimento del tributo.

La principale novità consiste proprio nel fatto che, mentre la precedente disciplina prevedeva che il versamento dell’imposta dovesse essere effettuato entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio, la norma, nella sua nuova stesura, fissa una periodicità trimestrale per il pagamento del bollo relativo alle fatture elettroniche.

La spese anticipate in nome e per conto del cliente

Le spese anticipate in nome e per conto, escluse dalla base imponibile IVA ai sensi dell'articolo 15 D.P.R. 633/1972, possono essere indicate alternativamente mediante inserimento di un blocco nel campo "Dati Beni e servizi" (indicando l'importo ed il codice "N1"), ovvero utilizzando il blocco "Altri dati gestionali" (ricordandosi in tal caso di aggiungere l'importo delle stesse al totale della fattura). Appare più logica la prima delle due soluzioni.

La fattura elettronica, i DDT e gli allegati

L'emissione della fattura differita richiede l'indicazione dei riferimenti dei Ddt emessi senza allegare gli stessi alla fattura. Con la fattura elettronica, l'Agenzia conferma che la fattura differita può contenere anche solo l'indicazione della data e del numero del Ddt, e che la conservazione degli stessi può avvenire con la tradizionale modalità cartacea. Tuttavia, qualora i Ddt siano allegati alla fattura elettronica ed il soggetto passivo abbia attivato il servizio di conservazione gratuita dell'Agenzia, gli stessi saranno automaticamente portati in conservazione con la fattura. Lo stesso dicasi per le prestazioni di servizi, poiché, con la circolare 18/E/2014, l'Agenzia aveva precisato che a supporto della fattura differita può essere utilizzata la documentazione commerciale prodotta e conservata per poter individuare con certezza la prestazione eseguita, la data di effettuazione e le parti contraenti.

La fattura emessa nei confronti di soggetti non residenti ma identificati in Italia

Nelle risposte dell’Agenzia delle Entrate si legge che “Per le operazioni effettuate nei confronti dei soggetti “non residenti identificati in Italia” (tramite identificazione diretta ovvero rappresentante fiscale), i soggetti passivi IVA residenti e stabiliti in Italia hanno l’obbligo, dal 1° gennaio 2019, di emettere le fatture elettroniche via SdI oppure di effettuare la “comunicazione dei dati delle fatture” (“esterometro”).

Peraltro, nell’occasione, l’Agenzia ha altresì precisato che “Qualora l’operatore IVA residente o stabilito decida di emettere la fattura elettronica nei confronti dell’operatore IVA identificato, riportando in fattura il numero di partita IVA italiano di quest’ultimo, sarà possibile inviare al SdI il file della fattura inserendo il valore predefinito “0000000” nel campo “codice destinatario” della fattura elettronica, salvo che il cliente non gli comunichi uno specifico indirizzo telematico (PEC o codice destinatario)”, e non, invece, il codice convenzionale composto da sette X (“XXXXXXX”) da indicare allorquando la fattura venga emessa direttamente al soggetto non residente.

La circolare di Assonime 26/2018 ha confermato la possibilità di emettere la fattura in modalità elettronica anche nei confronti di cessionari o committenti non residenti privi di una partita IVA italiana. Quindi, ad esempio, si deve ritenere possibile fatturare elettronicamente anche le cessioni all’esportazione, le cessioni intracomunitarie, i servizi intracomunitari, le cessioni di immobili ubicati in Italia, eccetera. Ciò sempre a condizione che sia assicurata la possibilità al soggetto non residente di ottenere copia cartacea della fattura ove ne faccia richiesta.

In sostanza, è possibile affermare che, dal lato attivo della fatturazione, ci sono gli strumenti per evitare la trasmissione dell’esterometro, mentre ad oggi non è possibile evitare l’invio della comunicazione per gli acquisti transfrontalieri diversi dalle importazioni; difatti, in base a una FAQ dell’Agenzia, “Per gli acquisti intracomunitari e per gli acquisti di servizi extracomunitari, l’operatore IVA residente o stabilito in Italia sarà tenuto ad effettuare l’adempimento della comunicazione dei dati delle fatture d’acquisto ai sensi dell’articolo 1, comma 3-bis, del D.Lgs. 127/2015”.

L’indicazione del contributo ENASARCO

Il contributo ENASARCO non è un tipico contributo destinato ad una “Cassa previdenziale” (che usualmente concorre alla determinazione dell’imponibile cui applicare l’IVA), ma la sua gestione è similare a quella di una “ritenuta”. Attualmente, per poter rappresentare nella fattura elettronica il contributo ENASARCO è possibile utilizzare il blocco “Altri dati gestionali” con il seguente dettaglio:

TipoDato> CASSA-PREV

RiferimentoTesto> ENASARCO (o eventuale altra cassa analoga) e il relativo codice TC07 presente nelle specifiche tecniche al Provvedimento 30.04.2018

RiferimentoNumero> importo del contributo

RiferimentoData> il dato può non essere valorizzato.

Le fatture cartacee ricevute dai minimi, dai forfettari ed in regime di vantaggio e le ricevute fiscali di importo superiore € 3.600.

Per dette fatture, dal 1° gennaio 2019, non sussiste più l’obbligo di comunicazione “spesometro”, così come pure non è più previsto l’obbligo di trasmettere i dati relativi alle ricevute fiscali di importo superiore a € 3.600; sull’abolizione di quest’ultimo adempimento, già si era espressa l’Agenzia delle Entrate con la circolare 8/E del 7 aprile 2017.

Gli esiti dell’invio delle fatture allo SDI

A fronte dell’invio di una fattura al SDI, possiamo ricevere tre diverse notifiche:

- RICEVUTA CONSEGNA: la fattura si considera emessa e consegnata regolarmente;

- NOTIFICA MANCATA CONSEGNA: la fattura si considera comunque emessa, ma non è stato possibile effettuare il recapito. La fattura viene quindi messa a disposizione del cliente nella sua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, mentre al trasmittente spetta l’onere di comunicare al cliente detta messa a disposizione (mail, fax, telefono o qualsiasi altro mezzo alternativo al SDI).

- NOTIFICA SCARTO: la fattura si considera non emessa e viene indicato il codice errore. Si dovrà provvedere ad inviare nuovamente la fattura entro 5 giorni dalla data di notifica.